Fashion

Gilberto Calzolari: il poeta della moda sostenibile (INTERVISTA)

Quando si parla di moda sostenibile, interamente sostenibile, è difficile trovare brand o designer che possano aderire al 100% a questa visione: Gilberto Calzolari, invece, è un fashion designer per cui ci si potrebbe spendere tranquillamente la parola sulla sua sustainable attitude, mettendo le proprie mani sul fuoco, poiché la sua creazione e produzione di capi di moda sostenibili sono frutto di una attenzione, a dir poco, ossessiva verso la tutela del Pianeta.

Gilberto Calzolari e l’ossessione per la sostenibilità

Dalla concezione dei capi fino alla produzione, alla loro realizzazione, alla scelta dei fornitori, delle sarte, delle confezioni, del packaging e poi ancora la paura dello spreco, motivo per il quale si ostina a non avere un e-commerce:

“non escludo di averlo in futuro, ma deve avere le caratteristiche in cui mi ritrovo, quelle che hanno a che fare con la mia visione: Non posso avere resi o abiti in conto vendita: non è semplicemente sostenibile. Le mie clienti mi contattano direttamente e io realizzo per loro gli abiti su misura. Non solo: penso alle piattaforme che vendono abiti scontatissimi già dopo una stagione, pratica che evidenzia anche uno scarso rispetto di chi ci ha lavorato su quel capo”

Gilberto Calzolari e il talento per il disegno

Del resto, se il genius loci ci dice che aria si respira in un determinato luogo, la nostra vita e biografia spiega anche chi siamo e Gilberto, che si avvicina ai 50 anni, ha alle spalle una vita fatta di numerose esperienze formative che non tutti possono vantare (ndr Gilberto ha lavorato da Marni, Ferretti, Miu Miu, Armani, solo per citarne alcuni). L’amore per l’arte e il talento per il disegno, lo segnano fin da bambino, come, del resto, l’amore per i tessuti, visto che il padre era un famoso rappresentante che lavorava dallo storico Galtrucco a Milano. E dalle parole, quasi sussurrate di Gilberto, si comprende come la figura del padre abbia contribuito a creare, in primis l’uomo e poi il fashion designer:

“Mio padre mi ha sostenuto valorizzando il mio talento. Io ho sempre disegnato fin da piccolo e la bella mano mi ha aiutato a entrare negli uffici stile. Se non sai disegnare e non sei preparato, le collezioni diventano, in realtà, delle vere e proprie accozzaglie ed è anche per questo che si sprecano molti tessuti e materiali. L’attenzione alla sostenibilità è anche questo. Per me il disegno è fondamentale al fine del progetto finale. Io vengo dal liceo artistico e poi sono anche scenografo e costumista teatrale. Per me il lavorano male e sprecano molto materiale. Io ho fatto il liceo artistico e poi sono scenografo e costumista teatrale. Io il disegno del bozzetto lo inserisco in una scenografia”.

Gilberto Calzolari e le scelte per una moda etica

Lo dice da tempo Naomi Klein nel suo libro “Il mondo in fiamme” (edito da Feltrinellli) la sostenibilità non si raggiunge solo cambiando abitudini: lo si fa cambiando il sistema economico capitalistico. E di certo Gilberto segue in pratica questa visione, considerato che ricicla e fa upcyclinng utilizzando qualsiasi oggetto o materiale passi sotto le sue mani, dando, non solo, una nuova vita agli oggetti, ma creando anche uno stile poetico e raffinato, degno del posizionamento luxury che ricopre il suo brand :

“Il mio marchio porta il mio nome e il mio cognome perché io ci metto la faccia nelle cose che faccio. Io sono contrario al fast fashion e al green washing che spesso alcuni marchi di moda fanno per nascondere la loro incapacità di realizzare green fashion. Ho partecipato proprio qualche settimana fa a un evento organizzato da Marina Spadafora per Fashion Revolution e la gente è venuta sfidando la pioggia: significa che la sostenibilità nella moda è un tema che tocca le persone. Bisogna agire, da questo punto di vista, coinvolgendo i politici perché le azioni devono avere delle conseguenze. Devono essere delle pale eoliche che portino energia rinnovabile ovunque. Green is the new punk nella moda. Del resto anche Vivienne Westwood che è la regina del punk parla e si impegna a fare una moda sostenibile. Certo: la sostenibilità esige scelte difficili e rigorose, ad esempio io non uso nulla di origine animale e penso al futuro delle nuove generazioni, tra cui anche i miei nipotini che, quando avranno la mia età, rischieranno di nuotare, letteralmente, in un mare di plastica e questa visione mi terrorizza”.

Il lavoro certosino dietro un brand e l’impegno “politico” nella moda

Il logo di Gilberto Calzolari riprende l’albero del ginko biloba che simbolicamente ha tanti significati: l ‘infinito, la rigenerazione, l’elisir di lunga giovinezza, ma dietro il lavoro di Gilberto, non lo nasconde, c’è anche tanta fatica oltre alla dedizione rigorosa:

“Quando la massa pensa al green nella moda immagina a qualcosa di sporco, povero e brutto. Ecco perché con la mia prima collezione, quella realizzata con i sacchi di caffé usati e ricamati preziosamente ho pensato a una conscious fashion. Qualcosa che è più vicina al concetto di slow fashion da opporre alla fast. Penso a una vera e propria battaglia contro quest’ultima, concetto che ho riassunto nella mia collezione Ecomachìa. Sto costruendo con grandissima fatica il mio brand anche se un gruppo di persone ha accolto con benevolenza il mio lavoro, capendolo, perché do valore con materiali sostenibili e mi avvalgo per realizzare le mie collezioni della tecnologia sostenibile. Faccio sperimentazione con i nuovi materiali certificati perché sono tecnologicamente avanzati. Uso l’upcycling per cui utilizzo materiali già usati per dare loro una nuova vita (ad esempio gli airbag della Volvo per creare una collezione oppure le reti delle arance e dei limoni, o persino gli ombrelli rotti che avevo in casa. Io sono libero e da solo, perché non ho gruppi alle spalle”

Gilberto Calzolari e l’insegnamento

Sebbene continuamente sotto pressione e ossessionato dal proprio lavoro, Gilberto non si dimentica di restituire il suo talento agli altri grazie anche all’insegnamento. Il fashion designer collabora con istituti milanesi che operano nella formazione nel campo della moda per insegnare alle giovani generazioni come disegnare e come fare moda in maniera sostenibile. Del resto Gilberto è buddista e l’attenzione al perché siamo qui e al trasferire bene anche agli altri creando un circolo virtuoso è un altro dei suoi punti di forza a cui non rinuncia.

(a cura di Viviana Musumeci, founder di Gaiazoe.life)

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