Fashion

Giulia Boccafogli, l’architetta che disegna gioielli in pelle (sostenibile)

GIulia Boccafogli è una designer di gioielli in pelle tutti, ça va sans dire, sostenibili poiché realizzati con pezzi di scarto che vengono recuperati da fondi di magazzini industriali. Bolognese di nascita, “svizzera” d’azione (Giulia ha deciso di fare la frontaliera al contrario, mantenendo il suo laboratorio in Italia a Como), mamma di una splendida bambina e moglie felice, Giulia ha accetto di rispondere ad alcune domande di Gaiazoe.

Che cos’è per te la sostenibilità e come la applichi al tuo lavoro?

Credo che quando si parla di lavoro artigiano la sostenibilità sia ormai scontata e, per certi aspetti, intrinseca.
Personalmente trovo che l’utilizzo di materia prima già esistente, attraverso l’upcycling quindi, sia quanto di più sostenibile vi possa essere, soprattutto se si parla della mia materia, la pelle. L’utilizzo di pellami di scarto e ritagli è quindi da sempre la mia scelta proprio per questo motivo. Al momento trovo che l’utilizzo di materiali alternativi che comunque al loro interno contengono percentuali variabili di materia poliuretanica, non sia altrettanto sostenibile a livello ambientale. Inoltre trovo che sia un dovere fondamentale quello di immettere sul mercato prodotti artigianali di qualità altissima, fatti per durare in eterno. Questa cura, abbinata all’assistenza costante anche di manutenzione garantita al cliente, siano due elementi imprescindibili per un artigiano contemporaneo serio.

 

Come sei arrivata a fare la creatrice di gioielli in pelle e cosa è cambiato da quando hai iniziato?

Ci sono arrivata in modo molto consapevole. A un certo punto ho capito che se avessi dovuto accrescere la mia credibilità come designer, avrei dovuto effettuare una scelta di specializzazione. Conoscevo già la pelle come materia per motivi di tradizione famigliare e a un certo punto ho potuto rilevare una significativa quantità di fondi di magazzino anni 80. Ho fatto le mie ricerche capendo che l’universo gioiello in pelle era ancora ampiamente inesplorato (parliamo di oltre 10 anni fa) e ho iniziato quindi a studiare e fare ricerca. Così è iniziata la mia avventura. Ho scelto la mia materia. L’ho studiata, capita e non smetto mai di farlo. E’ cambiato soprattutto l’aspetto commerciale e distributivo. Instagram ha cambiato tutto e la recente pandemia ha solo accelerato un cambiamento che per me era già in essere dal 2018. Ad oggi lavoro molto di più con la vendita on line, rivolgendomi al cliente finale. Fino a 2/3 anni fa lavoravo prevalentemente con i rivenditori.

 

Come scegli i materiali che utilizzi?

In realtà più che di scelta parlerei di selezione. Io lavoro con quello che trovo e, a seconda degli scarti che raccolgo, capisco poi a quali lavorazioni destinarli. In laboratorio gli scarti sono divisi per colore ma soprattutto per tipo (ritagli piccoli, pelli intere “danneggiate”, bordi e così via). Lavorare con la vendita on line e quindi su pochi pezzi, quasi sempre unici o replicati al massino 5 volte. mi consente molta più libertà a livello di utilizzo dei colori.

 

Cosa caratterizza la collezione pe2021?

Da tempo non ragiono più in modo canonico rispetto alle stagionalità moda. Preferisco ragionare in modo alternativo, per “stagioni personali o emotive”, per così dire. In linea di massima cerco di uscire con una nuova collezione all’anno, ma non obbligatoriamente. Il concetto è che cerco di dire qualcosa di nuovo, se ho qualcosa di nuovo e valido a disposizione. Essere uscita poi parzialmente dai canali tradizionali di distribuzione mi ha regalato ulteriore libertà, che è ciò che piace e ha fidelizzato i miei clienti. In linea di massima, come schema generale, esco con due SELEZIONI all’anno (che rivisitano i miei classici in modo nuovo, individuando un tema generale), e una collezione nuova. Al momento l’uscita della nuova collezione è prevista per marzo/aprile ma potrebbe slittare qualora necessitassi di più tempo. Sarà un nuovo capitolo della collezione FLORILEGIUM. Nel frattempo sono previste diverse collaborazioni con altri piccoli brand a me affini per valori e metodo, alcuni nuovi prodotti entro l’estate ma fuori collezione e una capsula di gioielli davvero speciale. Non anticipo nulla però perché si tratta di cose che devono ancora essere definite.

 

Pensi che la sostenibilità diventerà un obiettivo scontato nella moda?

Credo di sì. E proprio per questo motivo molto presto spero tornerà a essere chiara l’importanza della qualità del prodotto. Quando la sostenibilità diventerà, finalmente, la “conditio sine qua non” a tutti i livelli (non solo formalmente, ma anche praticamente), questa non basterà più ad identificare l’essenza di un brand, allora si ritornerà al prodotto, alla ricerca, quella vera, che richiede tempo e dedizione. Oltre l’immagine, lo storytelling e il marketing.

Come vivi la tua vita da professionista e mamma?

Appassionatamente. Senza essere sdolcinata, letteralmente, la nascita di mia figlia ha significato traslocare il mio cuore all’esterno. Il mondo è suo ora. Io lavoro per me, perché amo visceralmente il mio lavoro, ma lavoro anche per lei, perché lei capisca quanto è importante che una donna sia indipendente e professionalmente realizzata (e quindi serena e orgogliosa di sé). Fortunatamente non sono da sola in questa esperienza meravigliosa, ma ho al mio fianco un uomo che ha assolutamente chiaro in testa cosa significhi essere padre di una bimba nata in questi anni. E’ dura certo, ma lo è per me esattamente come per suo papà e quindi alla fine, non lo è neppure esageratamente. Si fa tutto, con calma e discutendo, piano piano si affronta ogni ostacolo.

(Intervista a cura di Viviana Musumeci per Gaiazoe, il sito dedicato al lifestyle sostenibile)

 

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