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Che cos’è il black friday e perché fa male all’ambiente?

Oggi molti italiani festeggeranno il Black Friday e secondo il Codacons,  circa 25 milioni di italiani approfitteranno degli sconti, generando un giro di affari di 2,5 miliardi di euro, segnando una crescita del 27% rispetto al 2019.

Ma che cos’è il black friday e come è nato?

Questo nome  si riferisce al venerdì successivo al Giorno del ringraziamento, quindi, l’origine è chiaramente americana e si celebra il quarto giovedì di novembre. E’ nel1952 che questa ricorrenza inizia a essere considerata l’inizio della stagione dello shopping natalizio nel paese, ed è per questo che negli anni le catene di commercio hanno iniziato a fare promozioni e sconti sui prodotti in vendita per aumentare le vendite. Tanto per capire il fenomeno, nel 2013 negli Stati Uniti sono stati spesi 57,4 milioni di dollari in un solo giorno (cifra spalmata su 80 milioni di consumatori).

Con l’avvento del digital prima e degli e-commerce poi, il Black Friday è diventato un fenomeno globale dove milioni di persone effettuano acquisti sui vari negozi online: dall’elettronica alla moda, tutte le categoria merceologiche (o quasi) si lanciano nel black friday facendo sconti che raggiungono, in taluni casi, anche il 60%.

Ma perché, allora il black friday è un problema per l’ambiente?

Innanzitutto perché gli ordini sono massicci e questo fa sì che numerosi mezzi si spostino da un luogo all’altro, per recapitare la merce , aumentando il livello di inquinamento: quindi il primo problema riguarda l’emissione di gas di scarico nell’aria. Non solo: spesso la gente ignora che i prodotti che vengono venduti scontati per il B.F in realtà sono prodotti espressamente per questo appuntamento. Significa, in altre parole, che i prodotti non hanno qualitativamente delle caratteristiche tali da dover essere venduti a meno. Di fatto è, quindi, una presa in giro. Purtroppo, però, per sostenere questa menzogna, la produzione viene accelerata e massicciamente spinta, andando così a sovraprodurre merce di cui non si sente una vera necessità, costringendo a straordinari, spesso non retribuiti, molti lavoratori.

Infine, la compulsività con cui si acquista oggi online, dove basta un clic per approvvigionarsi di un qualasiasi prodotto, fa sì che i consumatori non pensino più alla vera necessità dei prodotti: ad esempio, in Germania, ma non solo, vige, in caso di acquisti di prodotti moda, l’abitudine di comprare un campo in tre misure, in modo tale che si rispediscano al mittente le due che non calzano a pennello, contribuendo, così a moltiplicare gli spostamenti dei furgoni che trasportano le merci.

Insomma, non sarebbe meglio, per una volta provare a non acquistare, vista anche la situazione che stiamo attraversando? Non sarebbe bello, ad esempio, provare a riparare degli oggetti, dando loro una nuova vita? Chi appartiene alla generazione dei Baby Boomers ha sempre privilegiato la qualità dei prodotti che, solitamente, si caratterizza per il fatto che i prodotti durino nel tempo.

Fermatevi un attimo a pensare, prima di cliccare su “paga”: lo sapete che state gareggiando per appropriarvi di prodotti senza valore? Ne vale la pena?

(a cura di Viviana Musumeci per Gaiazoe, il lifestyle blog dedicato alla sostenibilità)

 

 

Nel 1924, il giorno successivo al Ringraziamento, la catena di distribuzione Macy’s organizzò la prima parata per celebrare l’inizio degli acquisti natalizi ma fu solo negli anni ottanta che esplose il Black Friday negli Stati Uniti; successivamente è diventato popolare anche in altri Paesi come Canada, Brasile, Francia, Germania, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia, Norvegia, Spagna, Italia e Portogallo ed è ormai molto diffuso su tutti i siti più famosi di commercio elettronico diffondendosi in paesi come India e Giappone (anche se ancora in misura molto limitata).

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