DROMe lancia la capsule UPCYCLED (INTERVISTA a Marianna Rosati)

dRome
Un dettaglio della campagna DROMe e realizzata da Gabriele Rosati e Beatrice Vesprini

 

DROMe è un marchio di moda nato a fine 2009 dal desiderio di Marianna Rosati, direttrice creativa, di creare un nuovo progetto basato su di un materiale complesso, per non dire difficile, come la pelle. Obiettivo della designer è sempre stato di trasformare questa materia in qualcosa di concettuale, come se si trattasse di un tessuto. Lo stile di Drome riflette il mondo di Marianna che guarda, contemporaneamente a futuro e presente con occhi curiosi e con la consapevolezza che tutto cambia.

L’ultima collezione presentata dal marchio è una capsule collection che si compone di 20 pezzi: UPCYCLED.

Gaiazoe ha intervistato la designer:

Marianna Rosati DROMe

UPCYCLED nasce come riflessione sul futuro della moda: è una riflessione una tantum o porterete avanti questa idea di sostenibilità?

L’idea della capsule DROMe UPCYCLED nasce dal desiderio di riflettere su come si muove il mondo della moda, dello spreco che genera, dei materiali che fanno rimanenza, dell’immane quantità di vestiti che popolano i magazzini di second hand. Questo è solo per citare alcuni argomenti, dato che comunque a mio avviso quando si parla di sostenibilità, è necessario anche guardare bene alla filiera produttiva, ai valori e i metodi applicati alle produzioni ed al sistema di lavoro. Nel nostro intento c’è la volontà di far si che la Capsule UPCYCLED sia solo l’inizio di un percorso più sostenibile, sia un modo per insegnare alla nostra clientela che riciclare è bello ed è possibile anche nell’abbigliamento. Vorremmo poter portare avanti il progetto anche nelle stagioni future. Speriamo che il cliente si avvicini a questo concetto e lo capisca e lo abbracci.

Com’è nata l’idea di avvicinarsi alla sostenibilità attraverso la rivisitazione di capi esistenti assemblati a materiale di recupero ecc.?

Ogni giorno scendo nel magazzino della nostra azienda e vedo molti materiali usati in passato che fanno rimanenze, piccole o grandi, dettate dai grandi minimi di acquisto che hanno le aziende produttive. Da qui l’idea di iniziare a reinventare questo “magazzino ” in un nuovo progetto. Sono materiali bellissimi e pieni di valore. Se vengono trasformati in capi unici di limited edition acquistano ancora più valore. Per quanto riguarda il rivisitare capi vintage esistenti, l’ispirazione deriva dal mio grande amore per questo mondo ( io faccio molta ricerca e quasi più della metà del mio guardaroba giornaliero, è fatto da pezzi vintage). Ridare valore a capi esistente è una bella sfida ma può dare risultati molto belli e inaspettati.

Che tipo di controllo avete effettuato sulla filiera produttiva?

Direi che abbiamo totale controllo. Le nostre produzioni sono interamente italiane. Ci appoggiamo a laboratori fuori dall’Italia solo per lavorazioni speciali, tipo dei ricami. Quando lavoriamo con paesi stranieri lo facciamo accertandoci della serietà delle aziende e delle loro condizioni lavorative. Altrimenti le nostre produzioni italiane sono realizzate interamente da laboratori più o meno grandi che hanno una grande artigianalità , un forte know how . Conosciamo direttamente e personalmente chi produce per noi e controlliamo costantemente lavorando insieme a loro.

Di quali collezioni erano le giacenze con cui avete realizzato la capsule?

Varie collezioni passate, sono materiali che possono anche risalire a 3\4 anni fa.

Dove avete recuperato gli abiti di seconda mano?

Facendo una profonda ricerca dai rivenditori all’ingrosso di capi second hand che sono in grado di fornire un prodotto in buono stato e selezionato.

In che modo avete materialmente dato nuova vita ai tessuti vecchi e vintage?

Realizzando dei patch, lavorando su basi di modello che provengono dallo storico di dromE. per i capi vintage abbiamo creato dei modelli appositi e poi abbiamo smontato , in questo caso , le camicie da uomo e le abbiamo riassemblate nei nuovi modelli. E’ un lavoro profondamente artigianale che genera capi unici seppur simili. Si ricicla tutto, colletti,polsini, taschini, plastron. Per questo ogni capo risulterà leggermente diverso dall’altro.

Per chi è pensata questa collezione?

La collezione è pensata per una donna che si immedesima nei valore che stanno alla base di questa idea, che ama l’unicità .

Pensa che la moda stia facendo abbastanza e abbastanza velocemente per modificare il paradigma produttivo su cui si è basata finora?

E’ difficile dirlo onestamente. Nel nostro mondo ci viene costantemente chiesta velocità e prontezza. Ma in questo caso la velocità non credo sia necessariamente la chiave. Il processo da fare per migliorare il nostro sistema è estremamente complesso e tocca moltissimi punti piccanti e molti argomenti. Non può e forse non deve essere un cambiamento troppo veloce perché ha bisogno di soluzione davvero realizzabili e funzionali e che coinvolgono tutta la filiera, non solo che produce capi ma anche chi produce materiali, chi vende abiti e chi li acquista. Compresa una maggiore consapevolezza e accettazione del cliente finale. Ci vuole che anche chi fa marketing e pensa alla pura questione economica entri nell’ordine di idee di un cambiamento. Ci vorrà tempo perché questo avvenga. L’importante a mio avviso è iniziare da una parte e fare ciò che è in nostro potere per avviare il processo e da lì cercare sempre di progredire nella ricerca e nel miglioramento.

Come vive lei, nel suo privato, la sostenibilità?

Io cerco di essere più accorta possibile, anche nelle piccole cose, cerco di fare attenzione allo spreco che faccio, nell’uso della plastica, nel non comprare abiti “usa e getta”, nel cercare soprattutto di informarmi il più possibile. L’informazione è molto importante per cercare di fare i passi giusti. (Intervista di Viviana Musumeci per Gaiazoe.life, il blog di lifestyle dedicato alla sostenibilità)

 

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