Sylvia de Fanti, protagonista di Warrior Nun, racconta il suo “femminismo”

 

Proprio di recente pensavo a questa cosa: al cinema o nelle serie tv, spesso i preti vengono rappresentati come dei sex symbol (l’ultimo che ha fatto perdere la testa a molte fan è l’ “hot priest” interpretato da un grandissimo attore britannico, Andrew Scott, in Fleabag). Le suore, invece, secondo uno stereotipo un po’ superato, spesso vengono rappresentate come donne un po’ sciatte e persino sovrappeso. Se uno pensa al corpo come a un dono di Dio, anche nel cattolicesimo, non dovrebbe esserci nulla di male, nell’allenarlo come strumento di lunga vita che consente di servire Dio più a lungo e anche meglio.

Una serie televisiva visibile da ieri su Netflix è Warrior Nun, dove le “suore” non solo non hanno problemi con i chili di troppo, ma hanno fisici atletici e se è il caso, sanno anche picchiare duro poiché appartengono a una antica congrega di guerriere (ed è chiaro che echeggi un messaggio femminista in tutto ciò).

L’unica attrice italiana che fa parte del cast che è internazionale è Sylvia De Fanti e Gaiazoe l’ha intervistata:

Cos’è oggi per te il femminismo?

Credo sia importante partire dal presupposto che ci siano più femminismi: non esiste, infatti, un solo macro femminismo. La mia risposta, di conseguenza, non potrà che essere parziale e relativa al mio approccio femminista, alla mia prassi femminista, per così dire.
Vuol dire, anzitutto, poter esercitare uno sguardo eccentrico, critico e plurale sul mondo, vuol dire lottare per l’uguaglianza e l’inclusività sociale. Destrutturare certe sovrastrutture funzionali allo status quo, decostruire il linguaggio dominante, contestare le dinamiche di potere – frutto di un sistema patriarcale – che non considerano la possibilità di nuove narrazioni, che precludono l’affacciarsi di inedite forme di potere – trasversali, comunitarie, relazionali -. L’approccio femminista non è
oppositivo, come spesso viene superficialmente considerato, è, anzi, tendenzialmente avverso a qualsiasi dualismo e visione manichea.

È uno strumento di conoscenza, è un modo di porsi in relazione differente e non gerarchico. Significa essere antisessista, antirazzista, significa riconoscere e lottare quotidianamente contro la violenza di genere e contrastare le forme di potere reazionarie ed escludenti. Significa making kin, creare legami, generare parentele, come direbbe Haraway. E molto altro…

Ha senso, nella complessità sociale, politica, culturale  che stiamo vivendo oggi, schierarsi contro una solo “ismo”? 

Direi che l’ismo in sé non significa, ma acquisisce significato dalla radice. Ci sono ismi terrificanti e ismi bellissimi, come i femminismi, appunto. I femminismi traducono e riformulano costantemente il sistema complesso del reale. Schierarsi, situarsi, ha senso proprio per via della complessità sociale, politica, culturale che stiamo vivendo oggi.
Dire chi si è, da dove si viene, da quale ambiente, quale intersezione di razza, genere, classe e geografia si incarna, già equivale ad assumere una posizione non neutra e dunque a schierarsi. Questo situarsi permette molte narrazioni, rende fertile il territorio che può generare inedite soggettività, in cui possono raccontarsi diversi punti di vista, narrarsi tante storie e performarsi tante e diverse e multiple identità. Permette di mettere profondamente in crisi gli
stereotipi. Direi che essere femminista oggi, sempre di più, significhi lottare per la difesa e la conquista per i diritti di tutte e tutti.

Cosa pensi della situazione attuale degli Stati Uniti e dell’esplosione del razzismo (ma anche delle
manifestazioni contro di esso) che stanno avvenendo?

Penso che il razzismo non si esploso, penso che sia costitutivo di una certa cultura bianca e penso che questa cultura sia estremamente diffusa in occidente. Le manifestazioni sono l’effetto di secoli di ingiustizia, di negazione di diritti fondamentali, persino del “diritto di avere diritti”! e del perpetuarsi di un sistema che ha previsto e accettato per troppo tempo il perpetrarsi di profonde disuguaglianze sociali, razziali, di genere.

Mi racconti il tuo nuovo personaggio e come lo inquadri in chiave femminista?

Non posso dire molto ahimè! Mother Superion è molto attaccata al suo velo e non può essere svelata! Posso dire che possiede una certa statura morale allineata al suo credo. Ma come in ogni storia che si rispetti aspettatevi dei coups des théâtres! Mother Superion crede senz’altro nella sorellanza, dunque non mi è impossibile leggerla in chiave femminista.

Che differenza c’è, per te, tra femminismo ed empowerment?

Penso che si possa affermare che l’empowerment, inteso in senso stretto, come legittimazione, responsabilizzazione, assunzione di potere, sia una declinazione del femminismo/i. Siamo empowered quando sappiamo che possiamo realizzarci, emanciparci, scegliere liberamente, avere pari opportunità, auto-determinarci, essere libere. Si può concepire l’empowerment come un’azione del femminismo/i.

Il covid, da un lato, ci ha resi più consapevoli, dall’altro ha allontanato la sostenibilità dagli schermi sotto i quali si trovava fino al lockdown. Come esci da questa situazione? Migliorata o no? Anche la sostenibilità è importante per te?

Mi piacerebbe pensare che questa breve esperienza di lockdown e la tragedia della diffusione di questa pandemia ci abbia resi più consapevoli, ma non ne sono certa. Credo che sia fortemente soggettivo, che dipenda dalla propria geografia, dal proprio status sociale, dal proprio genere, insomma da chi si è. Per quanto mi riguarda, questo tempo, il suo ritmo diverso, la sua ineluttabilità cosi come la tragica mancanza dei suoi lutti rituali necessari, ha provocato molte riflessioni, stanchezze, angosce così come ha determinato nuove decisioni rispetto a come voglio vivere. La
sostenibilità, in tutte le sue forme, è un principio di vita, è una scelta necessaria per il presente e per le generazioni future.Una scelta che va esercitata quotidianamente.

 

Nel tuo tempo libero suoni il basso: come ti sei avvicinata a questa passione?

A dire il vero vorrei dedicarmi molto di più a questa passione e anche avere tempo libero!
Mi sono avvicinata grazie allo spettacolo Settimo Cielo di Caryl Churchill. La nostra compagnia teatrale Bluemotion è composta anche da musicisti e Giorgina Pi, la regista, desiderava che ci fosse un momento musicale live in cui suonassimo una versione decisamente rivisitata e bizzarra di Guns of Brixton dei Clash. Con tanta pazienza i musicisti del collettivo mi hanno insegnato a suonarla. Poi è stata la volta di Wasted di Kate Tempest, sempre regia di Giorgina
Pi, in cui mi è stato nuovamente permesso di suonare. Ora però sarebbe tempo di studiare sul serio!

Come vivi la sostenibilità quotidianamente?

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, nel mio piccolo, cerco di utilizzare il meno possibile la plastica, ricorrendo al vetro e ai detersivi ricaricabili. Cerco di limitare i consumi e naturalmente riciclo il più possibile. Per quanto riguarda l’alimentazione, io e la mia famiglia scegliamo cibi a km0 o comunque a filiera corta prediligendo i mercati rionali, le piccole aziende locali che coltivano in modo sostenibile e applicano modalità di lavoro sostenibili. (Intervista di Viviana Musumeci)

WARRIOR NUN – SYLVIA DE FANTI as MOTHER SUPERION in EPISODE 3 of WARRIOR NUN. Cr. Courtesy of Netflix/NETFLIX © 2020

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