Vusciché: lo yoga, la moda e l’Abruzzo nel cuore di una donna allergica alle regole

La creatività femminile è misteriosa e ricca di sfumature inattese: le donne possono riservare mille sorprese e dimostrare che nulla è impossibile, percorrendo sentieri che sono scritti per loro, ma che non sempre decidono di seguire fin da subito. Giri lunghi e complicati possono separare una donna dai suoi sogni, ma se non sono fantasticherie, prima o poi avviene la magia, quel clic che consente di portare fino in fondo la propria passione: questo è quanto è successo a Diana Eugeni, “ragazza” da sempre allergica alle regole, ma creativa nell’anima che si divide tra danze, yoga e moda con il marchio Vusciché.

Gaiazoe l’ha intervistata:

Descriviti per chi non ti conosce…

Ho studiato danza professionalmente con scarso successo e ho studiato architettura con un dottorato di ricerca in sostenibilità nel design con scarso successo. Ma la ragione è perché la parola successo per me è incomprensibile. Non capisco bene come si misura.  Ho disegnato vestiti da quando ero molto piccola per me, i miei amici, i miei familiari e ho praticato danza per moltissimo tempo. Ho lavorato poi nelle arti visive sempre. Arte, moda, grafica e amo esplorare nuovi territori interdisciplinari. Sono stata una delle prime a fare installazioni interattive usando la tecnologia per relazionare corpo e servizio, ma poi rimane sempre l’incertezza di aver fatto un buon lavoro e la noia di ripetere una cosa già esaurita.

Lo yoga è arrivato dopo. E’ una terapia e mi ha insegnato a curare il corpo dall’interno. Se ci affidiamo all’intelligenza del corpo, priva di sovrastrutture possiamo autocurarci, le cellule del nostro corpo si rigenerano e ci  fanno stare bene. Ho ricominciato a danzare e usare ossessivamente il mio corpo a 40 anni, quando ho capito che lo stavo perdendo e con lui perdevo l’importanza delle piccole cose e dell’ascolto, il legame con la natura e con i bisogni primari.

A proposito di Vuschiche, come è nata l’idea di creare una linea così particolare?

L’ascolto dell’intorno. Ho vissuto a Milano, faticosamente lavorando nel mondo della moda e della comunicazione senza mai condividerne le sovrastrutture con un atteggiamento naive e a volte troppo poco accondiscendente. Ho sempre avuto dubbi sul significato della parola ‘lusso’ o sulla sua rappresentazione visiva. Mi sono trasferita a Londra con la mia famiglia e lì ho deciso che volevo cambiare tutto e per cambiare dovevo partire da me. Ho ricominciato a lavorare intensamente con il mio corpo mi sono presa la licenza di istruttore di danza fitness e un diploma di yoga, sono tornata a New York per ri-approfondire la tecnica di Lester Horton e ho iniziato a insegnare per lo più a donne della mia età alla ricerca di medicine per alleviare le frustrazioni: danza e yoga offrono ricca dose di endorfine naturali che ti fa stare bene.
Da Londra sono tornata dopo dieci anni in Italia,  ma per scelta ho optato per l’Abruzzo e  ho fatto i conti con tutto ciò che avevo negato per anni: la mia provenienza. L’Abruzzo da sempre è stata terra di artigiani fasonisti che nell’ultimo decennio si sono visti portare via lavoro da paesi che offrivano migliori condizioni economiche. Piccole imprese di artigiani chiudono e famiglie intere entrano in grande crisi economiche, in particolare la tessitura, l’arazzeria, la produzione del gobelin e della lana di pecora cardata dai pastori in casa, queste categorie vengono ridotte e sono quasi estinte.

Ho iniziato a guardare e a sentire il territorio e sono incappata nelle coperte abruzzesi, mi si è aperto un mondo. Non è che non le avessi mai viste, mia nonna tesseva in casa, ma le ho viste con occhi diversi. Mercatino dell’usato del mio compagno di elementari, la coperta era li ad avvolgere un comodino che doveva essere trasformato. Me la sono portata a casa e l’ho trasformata grazie alla buona sarta Sara, che abita vicino casa mia, in un cappotto…In parallelo sono entrata in contatto con tante aziende abruzzesi che lavorano o lavoravano per grandi marchi. Una realtà molto ridimensionata negli anni con tante donne lasciate a casa per la mancanza di lavoro continuo. Ho comperato molte coperte, tovaglie, damaschi materiale prezioso o prezioso per me, sicuramente raro e unico. Ho cominciato a trasformare questo materiale: pulirlo disinfettarlo, rammendarlo ed è davvero difficile lavorare con capi antichi in varie fasi di utilizzo e rotture. Ci vuole molto più tempo; è un processo molto più scoraggiante dell’approvvigionarsi di una stoffa disegnata da te, ma ricavarne qualcosa piuttosto che un solo rotolo di tessuto, è veramente appagante.
La circolarità nel mio processo è piuttosto tangibile, di qui l’idea di costruire un brand con la mission di riusare tessuti locali pregiati in una filiera trasparente a km 0.

Come si caratterizza Vusciché?

Vuscichè è una armadio ‘capsule’ di abbigliamento e accessori, con maglieria e capispalla completamente realizzati a mano in Abruzzo nei criteri di sostenibilità ed etica. Sono tutti pezzi unici o quasi realizzati da donne artigiane che sono rimaste con pochissimo lavoro e lasciate a casa per via dei bambini o impossibilitate a lavorare nelle condizioni aziendali proposte.

Le quattro virtù di Vuscichè sono: Tutela e salvaguardia dell’artigianato, Tutela dell’Heritage territoriale, Sostegno al lavoro locale in particolare alle donne artigiane, Sostenibilità e il rispetto per l’ambiente, Riuso di scarto tessile.

Il quesito a cui rispondere è non solo da dove viene quello che indosso e chi lo fa, ma vuole dare una risposta alla progressiva scomparsa dell’identità regionale recuperando arti e mestieri del passato.
Il  progetto Vuscichè recupera la tradizione e reinterpreta il tessuto tipico Abruzzese più in generale  l’Heritage artigianale e l’identità regionale trasformandolo in accessori e abbigliamento dal Design Contemporaneo.  Il recupero avviene manualmente e senza processi chimici: antiche coperte abruzzesi, damaschi, gobelin e arazzi sono la materia prima e la sfida del Brand.
Il marchio Vuscichè produce pezzi unici o a serie di 5 riutilizzando  i tessuti presenti sul territorio e gli scarti dei pellami e dei tessuti delle varie aziende locali.

A che tipo di donna si indirizza?

Le donne stanno cambiando. Direi una nicchia, le donne che cercano risposte, che amano i piccoli gesti quotidiani, che apprezzano i cambiamenti che sono attivamente coinvolte nella rigenerazione dei comportamenti.  Comunque dovessi descrivere la mia donna è sicuramente una non amante del convenzionale,  sensibile al folklore o antropologia, amante della grafica e del rustico moderno, una anticonformista e forse anche non giovanissima! Quelle che sono attente al consumo dell’acqua, che hanno una vita piena di sfide, che accettano i limiti, che mangiano a Km 0, però vedremo…

Dove e come produci i tuoi prodotti?

Nel raggio di 20 km. Tutto è manuale.le donne che mi aiutano sono sarte o artigiane che per via della crisi hanno riduzione del lavoro e quindi più tempo per seguirmi – mi aiutano anche nella ricerca degli scarti quando non serve alle aziende.

Il processo è organizzato così:
1- una fase di ricerca e approvvigionamento
I privati mi portano le coperte o le cerco in vari fornitori ( vintage – mercati)
2- revisione e rammendo, igienizzazione con prodotti naturali
3- storage e organizzazione della pezza
4- taglio e gestione dello scarto
Cerco di utilizzare tutta la coperta, fino agli scarti più piccoli.

 

Cosa vuol dire Vuscichè?

Il dialetto abruzzese cambia a seconda di dove vai nel territorio. Nell’abruzzo del mare, verso Ortona, ‘Vuscichè’ significa mescolare, agitare mescolando, mi piaceva integrare l’idea del ‘movimento’
per rendere l’idea di come dalle piccole cose si possa fare attivismo. Per anni ho osservato accanto a grandi aziende il mercato della moda e pur amando profondamente tutto ciò che riguarda la nascita e la commercializzazione del prodotto, ho sempre pensato che si stava trasformando in moda di ‘regime’ nel senso che gli inserzionisti dettano quali sono le cose che vanno o no, le stylist usano molto spesso quello che gli viene detto di usare. A me piace la moda naive e tout court, chiara, trasparente, nell’oroscopo cinese sono cavallo fuoco, quindi l’ attivista per eccellenza, la moda ha una dimensione politica che vorrei raccontare nei miei prodotti.

La moda compie una mediazione e crea un punto di incontro tra la mercificazione e il consumatore e tra l’individuo e la sua rappresentazione pubblica. Per me è da convertire e revisionare il comportamento rispetto alla moda.  L’ equilibrio tra desiderio di conformità, approvazione e sicurezza e desiderio di distinzione trasforma un capo in un capo di ‘regime’ creando una strada facile alla ‘cultura intensiva ‘ della moda (fast fashion) e all’abuso iconico. La moda per me dovrebbe essere un linguaggio e anche se ovviamente esprime un gruppo di appartenenza e le scelte di vita e di acquisto di ognuno di noi, non mi piace l’idea di ‘potere’ e di ‘diktat  che spesso la moda include. Agitare e rimescolare le cose aprendo delle nuove conversazioni e relazioni tra le persone e gli oggetti, è quello che mi interessa.

Cosa rappresenta per te il passato e la tradizione?

Non sono una tradizionalista ma sono una curiosa. Penso di venire dal futuro e che il passato sia un’idea dentro di noi che, nella mia mente, diventa tangibile quando tocco e vedo materiali fatti a mano, cuciti con cura, con pedane fatte a mano, con contrasti di ricerca e poco commerciali. L’unicità è un frammento raro da collezionare ed è lui che attiva la memoria e può generare una relazione affettiva con il capo. Amo i materiali antichi, fibre naturali e metodi di tintura a base botanica. Amo tutto ciò che sa di terra dai colori, alla pesantezza dei tessuti.

Come si uniscono yoga e moda?

La moda per come l’ho vissuta, fino al 2013 è fonte di stress, piena di giudizio e di sentimenti primitivi, poco equilibrati, dominata da potere e ovviamente paura, con relazioni poco spontanee, finte e di interesse. Lo yoga mi ha insegnato a convertire le percezioni negative in qualcos’altro, a ‘dare’ incondizionatamente e a prendere ‘incondizionatamente’, ma quello che sto facendo con Vuscichè è quello che in Yoga si chiama il ‘grounding’ il processo di ‘radicamento’. Radicarsi in yoga è necessario: con palmi e piedi accedi all’energia che viene dalla terra e crei le basi delle asana. Esattamente come una pianta deve avere radici profonde per poter crescere e svilupparsi, la nostra capacità di radicarci a terra ci permetterà di risalire. Stabilire le fondamenta nella solidità della terra dà inizio all’intero processo di risalita lungo la colonna vertebrale fino a trovare una relazione diretta con la nostra mente.

Quali sono le proposte attuali di Vusciche?

La nostra produzione per la collezione Atelier comprende un processo di sviluppo circolare, che a sua volta prevede l’implementazione a zero rifiuti. Dall’incorporare nel nostro sviluppo tessile personalizzato anche i tessuti artigianali più piccoli, ma allo stesso tempo ancora preziosi: ripariamo e preserviamo ogni pezzo.

Ci sono 3 tipologie

La produzione comprende un processo di sviluppo circolare, a zero rifiuti.
– tessuti rari e preziosi
capi e accessori che vengono dalle coperte come i cappotti reversibili 2912, che mantengono le proprietà delle coperte ne’ dritto ne rovescio, con la sfrangiatura realizzata a mano è un segno distintivo, le giacche a patchwork e le borse; le borse e le giacche che vengono dalla tela tessuta a mano nel 1800;
– damaschi e tessuti fine serie
pantaloni , abiti, le giacche Lulupe;
– maglieria realizzata con la lana di pecora dei pastori
Il tutto onorando le persone del territorio che mi aiutano a creare il prodotto. (A cura di Viviana Musumeci)

 

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