Il cambiamento climatico (e paradigmatico)

Ho una figlia di 10 anni e mi fa specie che parole come “cambiamento climatico” o “plastic free” facciano parte del suo vocabolario e vivere quotidiano. Quando avevo la sua età, a cavallo tra gli anni 70 e gli 80, i miei problemi principali ruotavano attorno alla cotta che avevo per Actarus (ndr il protagonista di Goldrake, più noto come Atlas Ufo Robot) e l’attesa del periodo natalizio, perché i miei nonni, abitando ai confini con la Svizzera, mi riempivano di cioccolato (introducendomi gentilmente, a mo’ di pusher, nel favoloso mondo della dipendenza da cioccolato fondente 71% e l’acetone).

Questa però è la realtà che viviamo oggi e come genitori non possiamo non pensare al futuro dei nostri figli (ma anche al nostro, visto che questo cambiamento ha portato anche a modificare il nostro stile di vita a volte con effetti immediatamente devastanti).

Per questo reputo che insieme a loro sia necessario crescere (entrambi), ponendo attenzione all’ambiente e a compiere anche piccoli passi per renderli automatici, nella direzione della sostenibilità. Perché non sempre ci ricordiamo che tutto ciò che riguarda il green, il veganesimo, il plastic free, i cambiamenti climatici, la parità del trattamento economico e lavorativo tra uomini e donne e molto altro hanno a che fare, sempre, con l’uomo.

Una visione antropocentrica virtuosa, non superba, dovrebbe condurre a essere più concretamente attivi nei riguardi del nostro pianeta. Gentilezza, come diceva qualcuno, da utilizzare perché se abbiamo davvero una sola vita, forse è meglio viverla usando attenzione e sensibilità verso ciò che ci circonda, piuttosto che pensare a depredare il mondo.

Riciclo, riduzione del consumismo inutile, riduzione della plastica,  baratto, vintage, cucina degli avanzi, prodotti più naturali, insegnare fin da subito alle bambine a essere ribelli e ai maschietti a coltivare la vera sicurezza interiore e non quella “machista” ereditata da chi li ha preceduti, senza che questo abbia oggi un vero senso, se non la pratica della paura.

Non è facile, è una sfida, ma un genitore dovrebbe affrontarla con il sorriso sulle labbra. Anzi, tutti dovremmo farlo, pensando anche al futuro dei figli degli altri. Al nostro futuro (Viviana Musumeci)

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