Il 2020 inizia con il vittorianesimo in libreria: Le disavventure di Amos Barton

 

A gennaio tira aria vittoriana in libreria con “Le Disavventure di Amos Barton” di George Eliot (Fazi Editore), primo della trilogia “Scene di vita clericale” e splendida rappresentazione della vita rurale inglese tratteggiata con quello stile raffinato e sottilmente ironico che caratterizzerà per tutta la vita l’autrice.

Prendete un parroco di paese, poco carismatico e con capacità oratorie pressoché inesistenti, aggiungete una comunità che ne ha poco rispetto e non si capacita di come una donna devota e virtuosa come sua moglie Milly sopporti una vita di ristrettezze economiche con lui, unite una contessa che non gode di buona fama e che si installa in casa del curato stesso e avrete un quadro perfetto della vicenda narrata in poco più di un centinaio di pagine.

Tra malelingue e difficoltà più gravi della mancanza di denaro, il lettore è accompagnato dal narratore a entrare nel cuore di una comunità bizzarra usando l’empatia come guida per poter godere della storia in prima persona, tra interrogativi che abbracciano il senso della vita e dolori comuni che, nonostante il sorriso, lasciano un segno.

Se Amos Bartos è sorprendentemente moderno nella sua mediocrità di uomo, tra picchi vanesi e un animo, nonostante tutto, affettuoso, il calore della sua famiglia e la bontà della moglie sono un balsamo di buoni sentimenti contro i quali anche i pettegolezzi dei parrocchiani risultano fastidiosi ancorché scontati. “Le disavventure di Amos Barton” è una storia breve ed essenziale, ma molto tagliente per le emozioni che trasmette e per l’incisività con la quale i personaggi sono tratteggiati, nel bene e nel male. Senza dimenticare la costante dose di umorismo che la scrittrice riversa nella comunità di Shapperton che rendono meno drammatica la vicenda.

Un libro da sorbire come un pasticcino, che sotto un velo di affilata ironia, regala un’indagine umana che appare piagata da ignoranza e bigottismo, al netto di ogni buona apparenza. (Ursula Beretta)

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